ISTITUZIONI
Una realtà al tramonto: le corporazioni e i loro Statuti
nel Settecento milanese. Tra mestieri e professioni,
tra manifattura e commercio
Gigliola di Renzo Villata
Ordini e statuti dell’università de Pattari di Milano nuovamente ristampati, con altri Ordini del Senato Eccellentissimo , Milano, Stamperia del Beltramino, 1725
I ‘PATTARI’ NEL SETTECENTO MILANESE E I LORO STATUTI
Gli statuti di cui è visibile il frontespizio, hanno la loro origine nell’età medievale: sottoposti all’approvazione di Filippo II, allora già risalenti a più di due secoli addietro, disciplinano l’attività del paratico degli ‘straccivendoli’, nell’elezione dell’abate e dei sindaci, nella esclusiva ‘giurisdizione’, vale a dire nel potere di giudicare con procedimento sommario le questioni vertenti intorno all’arte sino alla somma di cento scudi senza «consilio di alcuni Iurisperiti, se non si trattasse di articoli di ragione», salva l’autorità del Vicario di Provvisione, e nei molteplici aspetti dell’esercizio dell’arte. Così è per l’accesso, che presuppone l’apprendistato, almeno per sei anni continui, la verifica delle capacità di «estimare, misurare e retagliare vestimenti e drappi frusti», l’attestato di essere uomo dabbene e di buona fama, e l’approvazione di almeno tre quarti degli iscritti al paratico, per la disciplina degli immatricolati che, se contravventori per tre volte, sono privati del potere di esercitare l’arte, e per altri minuti profili.
L’edizione del 1725 contiene anche una serie di ordini di Filippo II, Filippo III, Filippo IV e di Carlo II, oltre a altri documenti rilevanti per il paratico, compreso uno strumento di transazione tra l’università dei Pattari e l’Unione dei Signori rivenditori di abiti e mobili del 1725.
__ Santoro 1955; Cipolla 1958, pp. 355-357; Frangioni 1998, p. 313 (nrr. 5346-5348); BEIC