ISTITUZIONI
Una realtà al tramonto: le corporazioni e i loro Statuti
nel Settecento milanese. Tra mestieri e professioni,
tra manifattura e commercio
Gigliola di Renzo Villata
Statuti dell’Università de’ librari e stampatori della città e ducato di Milano nuovamente riformati, ed approvati dal Senato eccellentissimo sotto li 15 maggio 1734 , Milano, a spese della stessa Università, 1734
I LIBRAI E STAMPATORI MILANESI: LE LORO REGOLE ‘AGGIORNATE’
Negli statuti, di antica origine, di cui qui è visibile il frontespizio, è contenuta la disciplina delle categorie professionali dei librai e stampatori: dall’elezione annuale alle massime cariche di Priore, di consigliere, di sindaco e di tesoriere, affiancati da un cancelliere-notaio attuario del Collegio dei notai e causidici di Milano, e scelti in modo che entrambe le categorie dei librai e degli stampatori siano rappresentati, alla competenza giurisdizionale esclusiva (‘privativa’ è il termine usato) spettante al priore e ai Consiglieri di «convenire, conoscere, dichiarare e terminare sommariamente e senza strepito o figura di giudizio…ogni lite, questione o differenza appartenenti a detta Mercanzia de Libri od Arte di Stampa», regolata in primo grado e in appello, con l’intervento possibile di un «consiglio di Savio» scelto tra i dottori del Collegio dei giureconsulti di Milano, salva sempre la superiore competenza del Principe e del Senato. Sono regolati i molti aspetti dell’attività, dall’accesso alla matricola, previo un esame e l’accertamento di determinati requisiti, alla ‘concorrenza’, con il divieto di ristampa di libri di altro libraio e il divieto di esercitare alcuna delle due professioni senza l’immatricolazione nell’università.
__ Santoro 1955, pp. 52-53, 56-59; Cavagna 1997; Frangioni 1998, p. 406 (nr. 7091), 412 (n. 7225); 423 (n. 7430); BEIC ; GBooks