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Storia del libro: dal manoscritto al volume a stampa


Un anonimo bibliotecario del Settecento aveva appeso in biblioteca questo cartello:

Per favore, non disturbate i libri.

      L'idea è molto bella perché pone l'accento sulla sacralità di questo luogo e sul rispetto che meritano le cose che consideriamo preziose. E mette anche in risalto il bisogno, sentito da molti, di conservare intatta la storia e di mantenere inviolato lo spirito con cui nel tempo i libri e le carte si sono via via accumulati.

      Malgrado ciò noi siamo qui a disturbare i nostri libri per conoscerne la loro storia, che ha origini antichissime, e che si estende per un periodo di più di 5000 anni. Perché il libro prima di presentarsi nella forma odierna, ha assunto aspetti diversi secondo gli strumenti e il materiale usato per la sua composizione.

      Il vocabolo libro deriva dalla voce latina liber, cioè corteccia secondaria dell’albero. Su questo supporto, per tramandare il loro pensiero, gli uomini scrivevano i primi segni, come anche sulle pietre, sull’avorio, sulla terracotta e sulla seta, fino all’invenzione della carta di papiro che, nella sua caratteristica forma di rotolo o volumen (da volvere “svolgere”, in latino) fu dal IV al II secolo a.C. la principale materia scrittoria.

      Poi l’uso della pergamena, o pelle di animale, diede la possibilità di piegare i fogli che, scritti sulle due facce, e legati a quaderno (chiamato codice) offrivano una soluzione di lettura di gran lunga migliore rispetto al rotolo. Questo fatto determinò l’affermazione del codice manoscritto che, all’apice della sua fortuna, nell’età d’oro del Medioevo, venne impreziosito da illustrazioni e da iniziali miniate, oltre che da preziose legature decorate da fregi di grande raffinatezza.

      La pergamena continuò ad essere usata fino al Quattrocento quando per motivi di costo venne sostituita dalla carta, una pasta ottenuta da stracci di lino bolliti, tagliuzzati e mischiati alla calce. Questo nuovo supporto, più economico e maneggevole, ha contribuito enormemente allo sviluppo dell’arte della stampa che, inventata a Magonza da Johann Gutenberg intorno al 1450, rese possibile la produzione seriale del libro. Impressi con i caratteri mobili sotto l’azione di un torchio, questi volumi, per motivi pratici ed estetici insieme, acquisirono nel corso del Cinquecento nuovi elementi: tra questi in particolare il frontespizio, che accogliendo le indicazioni dell’autore, del titolo e dell’editore, aprì la strada alla grande diffusione della cultura e anticipò i caratteri del libro moderno.